Dai primi esordi sino alla prima guerra mondiale, gli Stati Uniti si
concentravano ancora sulla domanda interna, e, di fatto, il predominio nel
mercato internazionale dell'industria dello Spettacolo rimase saldamente
nelle mani della Gran Bretagna, sino allo scoppiare della Grande Guerra,
che devastò il vecchio continente.
Possiamo suddividere idealmente la storia del cinema d'oltreoceano in
quattro "fasi": la prima che va dai film a sfondo religioso sino alla
scoperta di Hollywood, avvenuta nel 1908; la seconda che termina con l'ascesa
di Registi come Ince, Griffith e Chaplin, verso il 1915; la terza sino a
"The Docks of New York" (I dannati dell'oceano) di Josef von Sternberg
(1928, b/n, 80'); l'ultima con "The Jazz Singer" (Il cantante di Jazz),
di Alan Crosland (1927 - b/n, 90'), che impose all'industria cinematografica
il sistema Vitaphone (sonoro inciso su disco).
Il cinema americano del primo periodo si espresse, e trasse la sua
ispirazione, da soggetti a sfondo religioso, con forti accenni folcloristici;
i registi assoldarono folle numerose di uomini per la rappresentazione
delle scene bibliche: il tema prediletto - infatti - era quello della
condanna e della morte del Cristo. Le sceneggiature, inizialmente, venivano
copiate da film e documenti del vecchio continente e l'iniziativa si
rivelò fruttuosa, grazie al forte carattere puritano degli americani ed
alla loro curiosità rispetto alla novità. Fu un successo.
Ben presto apparvero sulla scena - come dal nulla - numerosi imitatori e
plagiari di Thomas Edison, tra cui Hollaman, direttore di un museo Grevin
newyorkese, l'Eden Museum, spiccò primo fra tutti: fece riprodurre fedelmente
la macchina da presa ignorandone volutamente l'incontestabile brevetto di
Edison, e così facendo copiò anche Marc Klaw ed Erlanger. Riprodusse diverse
scenografie, ambientate in Palestina, sulla terrazza del grande Central
Palace di New York. Assunse numerosi attori e, malgrado il clima fosse
avverso, riuscì a girare la scena de "Il giardino degli ulivi" e realizzò
un film di quasi mezz'ora, che per l'epoca (1897) costituì un vero primato.
Apparve subito evidente che il "fare-cinema" era, prima di tutto, un
meraviglioso affare.
Nel 1905 i film venivano proiettati in teatri e sale di varietà, che
riuscivano a contenere circa duecento persone. Poi anche piccoli magazzini
furono adibiti allo scopo: ingresso di un nickel, da cui derivò il termine
"nickelodeon". Questi luoghi di proiezione si diffusero velocemente: vi
si proiettavano inizialmente documentari, ma presto le compagnie di
produzione li sostituirono con film narrativi e per gli americani fu davvero
una svolta epocale: "andare al cinema" costituiva - di fatto - uno svago
nuovo, una scoperta molto piacevole e - soprattutto - un passatempo poco
dispendioso. Molti gestori di nickelodeon, grazie all'affluenza incredibile
di pubblico, fecero affari d'oro.
La maggior parte di questi nickelodeon avevano un solo proiettore, così
che, durante i cambi di rullo, un cantante intratteneva gli spettatori.
E suoni e rumori facevano da accompagnamento alle immagini.
I prezzi dei biglietti d'ingresso diminuirono consentendo anche a tantissimi
lavoratori ed immigrati di assistere alle proiezioni filmiche.
Bisogna ricordare che nell'epoca dei nickelodeon la maggior parte dei film
proiettati venivano ancora dall'estero, soprattutto dall'Europa, un aspetto
importante per l'industria cinematografica del vecchio-continente che
permise alla cinematografia d'origine di rimanere florida e di espandersi.
Fu proprio in questo periodo che molti uomini d'affari americani fiutarono
l'occasione ghiotta, ed iniziarono a gettare le basi delle loro brillanti
carriere nel settore dello Spettacolo Cinematografico. Diventarono, in
seguito, molto popolari. Ne citiamo alcuni:
Carl Laemmle (fondatore più tardi della Universal), che aprì il primo
nickelodeon nel 1906 a Chicago; Louis B. Mayer, che divenne il terzo membro
della MGM (Metro-Goldwin-Mayer). Anche altri dirigenti degli Studios come
William Fox (che fondò quella compagnia che sarebbe divenuta la 20th Century-Fox),
Marcus Loew (casa madre della MGM) e Adolph Zukor (che divenne il capo
della Paramount), cominciarono la loro carriera gestendo nickelodeon.
Nel 1899 venne girato, a luce artificiale un incontro di boxe tra Sharkey
e Jeffies: fu un evento dal quale ci si aspettava moltissimo. Dal punto di
vista tecnico l'operatore William Bitzer (che divenne poi uno degli
assistenti di Griffith) aveva fatto installare per l'occasione e per le
riprese del ring, circa quattrocento lampade per facilitarsi il lavoro.
Fu in quell'occasione che uno dei dirigenti della Vitagraph introdusse
in segreto nella sala, uno dei suoi operatori, vicinissimo al quadrato.
E così quando il combattimento incomincio Bitzer non fu il solo a girare
il film.
Ovviamente tutto questo suscitò grande controversia tra le due case
concorrenti, la Biograph e la Vitagraph: questo fatto portò a nuovi
processi e nuove liti quando si arrivò alla proiezione dell'incontro di
box. Malgrado tutto, entrambi i film dettero risultati insperati: la
fotografia - soprattutto - si rivelò di qualità eccellente ed i cineasti
americani compresero bene quanto fosse importante l'aiuto offerto dalla
luce artificiale.
Questo il motivo di fondo per cui, in tale situazione, le intenzioni
artistiche per i Produttori delle Case Cinematografiche americane passarono
velocemente in secondo piano: gli affari prima di tutto!
Rimasero comunque grossi conflitti rispetto agli "affaristi" plagiari
che si erano precipitati sulla nuova "invenzione", e Thomas Edison (definito
"Il mago di Orange") decise di far rispettare in tutti i modi (leciti ed
illeciti) i suoi brevetti: soltanto così egli poteva assicurarsi il
monopolio assoluto sulla produzione e proiezione di film, così come su
cineprese, proiettori e pellicole. Si rivolse alla giustizia americana e
ne scaturì una lunga ed estenuante lotta legale, non priva di accenni
anche tragici - che durò una decina d'anni: centinaia di vertenze, arresti
spesso seguiti anche da reclusioni; sequestri di film e di macchinari,
chiusure dei locali di proiezione. Avvenimenti quotidiani, che costrinsero
i registi a girare i loro film sotto la protezione di uomini armati che
controllavano anche le vie d'accesso ai luoghi di ripresa e produzione.
La guerra dei brevetti si protrasse - senza esclusione di colpi - fino
al 1915, quando la Corte Suprema di Washington emise una sentenza favorevole
ad Edison, che annullava definitivamente tutti gli altri brevetti e monopoli
che non fossero gli originali (fatti salvi pochissimi casi in cui venne
riconosciuta la non-violazione del brevetto perché i dispositivi di alcune
cineprese e videoproiettori erano sostanzialmente differenti dal brevetto
di Edison). In base alla pronuncia della Corte, la maggior parte delle
società di produzione, per essere in grado di continuare la loro attività,
accettò di pagare le sanzioni imposte.
I primi film a soggetto religioso, di importazione, furono abbandonati
per fare spazio - successivamente - ai documentari d'immagini della guerra
ispanoamericana (argomento di attualità cui il pubblico si appassionò
moltissimo e che dimostrò di gradire l'iniziativa). E così - per diversi
anni i film d'attualità furono la risorsa maggiore e più remunerativa per
i cineasti americani.
Si iniziarono a girare anche film documentaristici: dapprima l'interesse
si spostò sul tema della febbre dell'oro che si impadronì di folle di
cercatori d'oro che si spostarono in Alaska. Ad accrescere il fascino dei
documentari fu che il soggetto - oltre ad essere appassionante - si
avvaleva della maestosità e della bellezza del paesaggio dell'alto Nord.
Venne poi il tema della guerra del Transvaal. Mentre le grandi distese
pianeggianti attorno a Long Island, divennero per qualche mese il Veld,
in cui giovani attori vestiti da boeri o da inglesi si combattevano in
finte guerre sanguinose.
E' opportuno sottolineare che le "vere" esperienze artistiche si realizzarono
solo presso Edison: l'intento drammatico (e/o drammaturgico) iniziava a
"prendere corpo" nei suoi film: "The Great Train Robbery" (L'Assalto al
Treno, Usa 1903, b/n, 10') con la regia di Edwin S. Porter, si può considerare
la prima vera Story Picture in cui emergevano le prime figure originali
dello "stile cinematografico". Il film utilizzò lo scenario naturale del
New Jersey ed il regista si avvalse della tecnica dei primi piani, riuscendo
anche nella contraffazioni di immagini, attraverso trucchi fotografici.
La sceneggiatura fu montata in modo abile. Porter usò la macchina da presa
per sequenze del primo piano e della panoramica ampia, e tentò anche il
primo montaggio di azioni parallele. Anche la cura dei costumi dei cow-boy,
la rivoltella, la violenza, erano elementi che lanciavano il cinema americano
sulla strada di una sua prima vera originalità..
Fu un film di successo e divenne il primo per record d'incassi della Storia
del Cinema.
In questo contesto di novità, di apertura di nuovi orizzonti nel campo dei
mestieri, l'industria cinematografica attirò a sé diverse categorie di
lavoratori, tra cui molti artigiani (ebrei per la maggior parte) che
abbandonarono i luoghi di lavoro (negozi di confezione e sartorie) per
approdare alla mecca del cinema: tutti uomini che, anni dopo, diventeranno
i maggior magnati della produzione cinematografica statunitense.
Nel 1907 "si gira" ininterrottamente a Chicago e a New York ed i teatri
di posa di queste due città assunsero l'aspetto di fortezze, perché Edison
era sempre in agguato: e così per tenere celati i segreti ed i trucchi
che gli operatori ed i registi scoprivano, man mano che si procedeva alla
lavorazione di un film, fu ancora necessario assoldare guardiani che
controllassero minuziosamente tutte le uscite e le entrate delle sale.
Il clima di tensione non favoriva di certo un ambiente di lavoro sereno,
e questo fu il motivo scatenante perché le Compagnie iniziarono l'esodo
verso Ovest, verso la costa del Pacifico: Hollywood, grandi zone vergini,
dove la lotta dei brevetti continuò ancora, ma dove, dopo qualche anno,
la produzione cinematografica si liberò di tutti gli intralci degli inizi,
per avviarsi ad una rivoluzione, a più riprese, dell'arte cinematografica
e dei primi Cartoons.
Selig, avversario accanito di Edison, fu il primo a dare l'avvio all'esodo.
Durante la lavorazione di "The Count of Monte Cristo", di Dumas (diretto
da Francis Boggs nel 1908) Selig ebbe l'idea di mandare uno dei suoi
operatori in California, per terminare il lavoro nelle riprese di diverse
scene d'esterni, alcune obbligatoriamente in acqua. In questo modo,
grazie alla luce generosa delle sponde del Pacifico, poté girare rapidamente,
senza disturbi, e senza minacce d'interruzione da parte degli agenti
dell'ordine. Da qui, decise di migrare, stabilendosi a Los Angeles con
tutta la sua troupe.
E questo determinò il primo passo verso la nascita di Hollywood.
Il primo film che venne realizzato integralmente a Los Angeles: "In the
Sultan's power" (Preda del Sultano- 1909 sempre con la regia di Boggs),
girato integralmente con l'ausilio del sole californiano persino durante
le scene di interni, al centro di cortili di case della città, senza la
necessità di nessuna illuminazione artificiale.
Successivamente Selig - nel 1909 - riuscì a firmare un compromesso con
Edison, che lo metteva al riparo, insieme ad altri firmatari, da intromissioni
di natura giudiziaria da parte del concorrente, e fondò un potente trust
di produzione.
Sul suo esempio molti altri "indipendenti" si trasferirono sulla costa del
Pacifico. Trasferitisi a Los Angeles beneficiarono di numerosi vantaggi,
tra i quali un clima sempre primaverile e la vicinanza con la frontiera
messicana: questo permise anche alla società di produzione "Bison", nel
periodo tra il 1909 sino al luglio del 1920, di realizzare quasi 200 film
western sul tema dell'eterna lotta tra cow-boy e indiani, che non furono
certo dei capolavori, ma permisero grossi introiti di danaro per il gruppo
di produzione.
Arrivarono poi anche Griffith e Laemmle.
Ma i problemi non mancarono comunque: oltre alle controversie giudiziarie
sui brevetti di Edison, la minaccia al cinema americano, sempre nel 1909,
fu portata dall'attacco violento da parte della stampa. In particolare il
"Chicago Tribune" attraverso il quale il puritanesimo americano si espresse
con toni duri ed avviò una campagna feroce contro i film: sul giornale
venivano annotati, attraverso una lista, le novità cinematografiche della
settimana con tutti i titoli che già indicavano i temi "trattati" nei film
incriminati, come "La diletta del vecchio", "Brigantaggio moderno", "Il
barometro di Cupido", "I bassifondi di Parigi", "Il bigamo" e così tanti
altri. Attraverso questa campagna diffamatoria di alcuni gruppi religiosi
la gente iniziò a considerare il cinema come strumento pericoloso, che
traviava i giovani e che portava scompiglio sociale, furti e prostituzione.
Tutto questo nonostante i distributori rispondessero esaltando i nomi di
opere d'arte incontestabili come "Ben Hur", "La passione", "Cenerentola"
ed altri.
Ma non riuscirono ad evitare che le associazioni puritane invadessero un
cinema di Chicago, appoggiati dai Teatri (disertati in gran parte per il
boom delle proiezioni cinematografiche).
I cineasti dovettero cedere sotto le forti pressioni dell'opinione pubblica,
sino ad emettere loro stessi una censura ufficiale nei confronti di alcune
produzioni.
Questi accadimenti crearono un ulteriore ostacolo allo sviluppo del cinema,
ed il timore di essere troppo audaci e di toccare temi scottanti di
attualità, si impadronì dei produttori americani.
Fu sempre grazie agli indipendenti che si riuscì - malgrado tutto - a
realizzare dei progressi: essi rivolsero i loro sguardi all'Europa e imposero
inizialmente opere a maggior metraggio. Così, a fianco di commedie burlesche
e dei western (un genere prettamente americano), comparvero i features (film
a lungo metraggio) con soggetti ripresi dal cinema francese ed italiano,
dove le vicende storiche, le tragedie sentimentali e le commedie mondane
(ma anche avvenimenti di carattere sportivo), decretarono - in qualche
modo - il declino dei "cocktails" di cortometraggi di gran lunga preferiti
dai gestori dei nickelodeon.
Tutta questa fu un'epoca che gettò le basi e creò l'"humus" favorevole in
cui, negli anni successivi, balzarono agli "onori delle cronache", uomini
di genio che, attraverso le loro opere, potranno "dis-velare" nuovi approcci
ad una visione cinematografica moderna, e che riusciranno nella comprensione
di quanti e quali fossero i potenziali del mezzo cinematografico, come forma
e modalità di espressione artistica soprattutto rivoluzionaria e attraverso
la quale si aprirà un mondo di possibilità anche nel campo della sperimentazione,
nelle sue differenti accezioni e modalità.
Sempre nello stesso periodo, il Cinema europeo (soprattutto francese ed
italiano) manteneva ancora la sua superiorità di ispirazione, di realizzazione
e soprattutto di ricerca. E questo è incontestabile. Ma il primato non
durò molto tempo.
Il merito di questo sorpasso epocale è da attribuirsi ai produttori e
registi americani che ne "assorbirono" lo spirito e la metodologia (si
pensi a Griffith, Ince, Senne, De Mille, ma anche Conway, Borzage, Cruze,
Vidor, Von Stroheim, Chaplin ed altri), ed allo sviluppo prodigioso garantito
anche dai mezzi economici, che non mancarono di certo, sino al conflitto
della prima guerra mondiali che mise in ginocchio l'Europa.
Ma non bisogna dimenticare i notevoli sforzi personali e senza precedenti,
di registi che si imposero per audacia e fortuna, supportati anche dalle
differenti culture e provenienze etniche. Essi si cimenteranno con grande
successo nella creazione di opere filmiche attraversate da visioni ed
intuizioni geniali, e che fecero "scuola", portando il cinema ad essere
considerato, finalmente, un'arte tra le arti.
Abbiamo visto come nella prima metà del 1910 il cinema commerciale americano
attuò una "svolta" rispetto alla lunghezza del girato. Nella realizzazione
dei film si presentavano problemi di natura tecnica non indifferenti e le
ricerche delle soluzioni migliori e più adeguate per ovviarvi, durarono
anni e nel frattempo gli stessi registi si influenzarono a vicenda nell'applicazione
di differenti approcci tecnico-registici.
Ma prima della Grande Guerra gli stili cinematografici potevano definirsi
internazionali nonostante gli americani - nel 1917 - avessero elaborato un
sistema di regole che si celava sotto il nome di Cinema Hollywoodiano classico.
Il problema iniziale fu quello di elaborazione del montaggio tale da consentire
allo spettatore di comprendere i rapporti spazio-temporali e di causa-effetto
nelle varie scene che si susseguivano sullo schermo. Di fatto, all'inizio,
sempre con il montaggio, le scene venivano ripetute per "riprendere il filo"
del discorso scenico. Ma questo non valse a risolvere quasi nulla, in
quanto la comprensione - soprattutto di certe scene comiche - era difficoltosa.
Si pensò - in un primo momento - di introdurre un presentatore nella sala
che spiegasse la trama durante lo svolgimento del film. Ma ben presto gli
stessi registi si resero conto che la trovata non sortiva effetti risolutivi.
Qualcosa iniziò a migliorare quando si decise di integrare le varie scene
d'azione agli aspetti caratteriali e psicologici dei personaggi che si
alternavano sullo schermo.
Le didascalie aiutavano sempre e comunque a dare più chiarezza alla narrazione:
fu così che tutti gli aspetti del cinema muto (didascalie, inquadrature,
la recitazione, i costumi, il trucco, il montaggio, la sequenza dei primi
piani, le scenografie) furono utilizzati per una maggiore chiarezza nello
svolgimento della trama.
Nel periodo dei nickelodeon apparvero un maggior numero di didascalie, se
si pensa che sino al 1905 la maggior parte dei film non ne riportavano.
Vi era la didascalia di tipo descrittivo che fu quella più usata agli
inizi: il testo riassumeva l'azione e presentava la successiva.
Vi erano quelle che segnavano i salti temporali del film: "il giorno dopo"
oppure "l'anno dopo" e via così.
Poi si passò anche attraverso didascalie che presentavano i dialoghi, o
che comunque integravano gli stessi. Questo coincise con la maggiore
attenzione dei registi rispetto al carattere psicologico del personaggio,
e questo elemento nuovo di "spiegazione" riscosse maggiore successo.
A partire dal 1914, si decise per la soluzione della didascalia che
riportava la frase o la battuta del personaggio: in questo modo lo
spettatore riusciva a comprendere meglio l'ambientazione ed il rapporto
coincidente con la conversazione durante il passaggio dell'immagine sullo
schermo.
Il montaggio alternato fu soprattutto usato all'inizio nei film di produzione
francese, che influenzarono di molto lo sviluppo di questa tecnica. Infatti,
dopo il 1906 i registi americani si resero conto che gli "stacchi" in avanti
o indietro fra due luoghi ed avvenimenti diversi, venivano percepiti dallo
spettatore come azioni spazio-temporali continuative. Fu così che decisero,
proprio in fase di montaggio, di alternare le inquadrature. Tra di loro
quello che ebbe maggiore successo fu Griffith, che tra tutti si mostrò il più
abile nell'uso di questa tecnica.
In "The Lonely Villa" (La villa isolata, 1909), un uomo viene isolato dalla
sua casa con un falso messaggio, e la famiglia rimane da sola alla mercé dei
rapinatori: le inquadrature sono più di cinquanta, la maggior parte alternate
tra loro, in modo così spettacolare da creare, attraverso la scelta delle
sequenze, uno stato di suspence nello spettatore.
Lo stesso Griffith sperimentò il montaggio alternato per diversi anni, e
dopo il 1912 questa fu una tecnica usata frequentemente nei film americani.
Il montaggio analitico suddivide un unico spazio in diverse inquadrature.
Per esempio, il modo più semplice, era quello di inserire inquadrature
ravvicinate: si procedeva così in un primo tempo ad un'inquadratura su
campo lungo - che mostrava l'intero spazio in cui si svolgeva l'azione -
e poi si passava ad inquadrature più strette per dare risalto agli oggetti
e/o alle espressioni degli attori.
All'inizio le inquadrature strette erano chiamate "inserti" ed erano molto
usati al tempo delle proiezioni nei nickelodeon.
Il montaggio contiguo usato soprattutto nei film di inseguimento, si usava
in alcune scene dove i personaggi, correndo, uscivano da una stanza, e
l'immagine successiva presentava la corsa degli stessi /o l'inseguimento/
in altri spazi. Questo metodo era molto comprensibile per lo spettatore.
Questa coerenza del movimento dei personaggi sullo schermo, nell'arco di
pochi anni, divenne una regola implicita del montaggio hollywoodiano.
Altro modo era quello di inquadrare un personaggio che guarda da una parte,
e nell'inquadratura successiva mostrare ciò che il personaggio sta guardando.
Sostanzialmente: il punto di vista del personaggio.
Poi dal 1910 in poi si passa al raccordo sullo sguardo, che non coincideva
sempre necessariamente con il punto di vista del personaggio: questo modo
creava un'azione più drammatica.
Si provò anche il doppio raccordo sullo sguardo: un personaggio guarda
fuori campo e nell'inquadratura successiva un altro personaggio guarda
nella direzione opposta. Questo tipo di montaggio, con qualche variazione
successiva, verrà definito tecnica del campo/controcampo: questa viene
usata ancora oggi per ricostruire scene di conversazione nel genere fiction.
Agli inizi l'immagine si presentava con un contorno, che creava il famoso
effetto cornice: questo produceva quasi un rilievo maggiore dell'immagine,
in cui gli oggetti ed i personaggi potevano essere notati più facilmente
all'interno dell'inquadratura.
Nel 1908 l'uso della macchina da presa mutò: i registi iniziarono a collocare
la macchina da presa più vicino agli attori, così che la mimica facciale si
potesse vedere meglio. Si incominciò a chiamarla "linea dei 9 piedi": la
cinepresa invece di essere a 3,5 o 5 metri di distanza, la cinepresa era
posta a soli 2.7 metri dall'attore: questa distanza tagliava letteralmente
la figura all'altezza dei fianchi. Nasceva il piano americano avversato
assai aspramente dai critici all'inizio, perché dava alla figura un senso
di innaturalità, ma la Vitagraph - che fu la prima casa di produzione ad
utilizzare questo metodo - ebbe grande successo soprattutto perché il "piano
americano" dava maggiore risalto alla recitazione e quindi a tutto l'aspetto
drammatico dell'opera filmica.
Griffith, ad esempio, fece uso di questa tecnica ed insegnò a molte attrici -
famose nel periodo come Mae Marsh, Mary Pickford ed altre - a provare diverse
espressioni del volto, imparando un repertorio mimico molto più ricco e
soddisfacente durante le riprese. In questo modo, pur mantenendo ancora
molti dei gesti convenzionali, gli attori assunsero gestualità meno "liriche"
e quindi più contenute, ed il regista poté abbinare questi elementi alle
differenti espressioni del viso.
Venne poi scoperta un'altra tecnica di ripresa: l'uso della cinepresa da
diverse angolazioni sia alte che basse. Ciò portò ad alternare le precedenti
riprese con inquadrature da sopra o da sotto il livello della scena, un
sistema molto efficace. In questo furono soprattutto i cineasti danesi ad
introdurre la nuova tecnica, che si divulgò rapidamente.
Sempre in questo periodo le macchine da presa furono dotati di cavalletti
che permettevano di ruotare la macchina per avere panoramiche sia in
orizzontale che in verticale. Questa invenzione permise così di migliorare
le riprese dei personaggi durante i loro spostamenti, e si migliorò anche
la comprensione delle scene.
Venne utilizzato anche il colore, introdotto con un sistema di colorazione
della pellicola a pennello o a tampone: questa, già sviluppata, veniva
immersa (imbibizione) nella tinta prescelta, e le parti chiare si coloravano,
mentre rimaneva nere le parti scure della stessa. Questo metodo fu adottato
anche per le copie, anche se la maggior parte dei film muti che vediamo oggi
sullo schermo sono quasi tutti in bianco e nero. All'inverso (viraggio)
sempre la pellicola già sviluppata veniva immersa in una soluzione chimica
particolare che andava a saturare le zone scure del fotogramma, mentre le
zone chiare rimanevano tali.
Venne stabilita - convenzionalmente - una tavola di colori da utilizzarsi
nelle diverse ambientazioni. Ad esempio il colore blu veniva usato per le
scene notturne, così come il giallo, mentre per scene diurne veniva usato
il color seppia (dato dall'uso del viraggio); il verde per scene campestri
ed il rosso nelle scene davanti ad un camino acceso per dare quel rossastro
tipico delle fiamme.
Dal momento che i profitti della Case Cinematografiche aumentavano, si
iniziò la costruzione di studi più grandi. Si potenziarono gli impianti di
illuminazione, e con la costruzione di vetrate, si cominciò a girare
scene-d'esterni anche all'interno degli Studi, favoriti da una forte luce
solare che filtrava attraverso queste grandi pareti di vetro. Anche i
"set" divennero più profondi e tridimensionali. Si pensi che agli inizi,
le scene venivano girate con gli attori che si posizionavano davanti a
fondali dipinti (come in teatro) insieme a pochissimi oggetti ed arredi
scenici. Ma poi la possibilità di costruire ambienti tridimensionali,
cambiò profondamente anche l'approccio dell'attore nei confronti dell'ambiente
circostante: il set tridimensionale non aveva più finestre dipinte, e la
figura stessa dell'attore era proiettata all'interno con un maggiore realismo.
Il cambiamento degli apparati scenografici, portò ad operare scelte differenti
anche riguardo l'illuminazione: spesso un'unica fonte luminosa "ad arco",
permetteva di illuminare la scena in modo omogeneo, creando così anche un
effetto più naturale.
Infine fu dal 1912 in poi, che i registi americani misero "a punto" diverse
strategie nel campo della scenotecnica, sempre più perfezionate durante il
decennio successivo (dagli anni '20 in poi) sino a trasformare lo stile
narrativo, che non tardò ad essere contrassegnato da elaborazioni molto
sofisticate, da una ricerca della perfezione quasi maniacale, e non soltanto
dal punto di vista meramente tecnicistico.
Note bibliografiche
Fonte:la rete e i tecnici di Videostudio1
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